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17 dicembre 2009

...momenti poetici.

C'è qualcosa di più poetico che sedersi sulla tazza del water, e vedere che sul mobiletto di fronte vi sono posati i Sonetti di Shakespeare? (Buon vecchio Blaise).
C'è qualcosa di più meraviglioso che aprire una pagina a caso e leggere:

Il tuo dono, il taccuino, è nel mio animo, bene impresso nella mia memoria imperitura, e vi rimarrà, più che in quei labili caratteri, oltre i limiti del tempo, fino all'eternità. O, almeno, finchè cuore e mente avranno dalla natura il priviliegio di sopravvivere. Finché ciascuno di essi non caderà all'oblio la sua parte di te, il tuo ricordo non potrà svanire. Quel modesto taccuino non potrebbe contenere tanto, né mi serve un registro per conteggiare il tuo caro amore; perciò ho osato da esso separarmi, affidandone il contenuto al mio spirito più fedele. Tenermi qualcosa per ricordarti, significherebbe ammettere ch'io mi possa di te scordare!

(Sonetti, 122esimo, Shakespeare)

18 settembre 2009

Lacrime

Lacrime, lacrime, lacrime
Nella notte, in solitudine, lacrime,
Sopra la bianca riva goccianti, goccianti, bevute dalla
sabbia,
Lacrime, non una stella, buio e desolazione,
Umide lacrime dagli occhi d' una testa infagottata;
Chi è quel fantsma? quella forma che lacrima nel
buio?
Quella massa confusa, curva, accucciata sulla sabbia?
Che versa lacrime, singhiozza, spasima, soffoca grida
selvagge?
Oh tempesta, fatta carne, che ti sollevi, e corri con
passi rapidi lungo la spiaggia!
Oh furiosa, notturna, cupa bufera - oh come erutti
disperata!
Eh tu, ombra, così composta e dignitosa di giorno, col
volto calmo e il passo regolato,
Come imperversi di notte, quando nessuno ti vede -
oh allora oceano sfrenato
Di lacrime! lacrime! lacrime!

Walt Whitman

04 settembre 2009

Any where out of the world

Si potrebbero trarre molti spunti e argomentazioni dalla poesia di Baudelaire che segue: la Morte, l'Irrequietezza dell'anima, l'Attaccamento al dolore...
Ritengo però che ognuno la debba analizzare attraverso la proprio luce il testo, cogliendo quei particolari e quelle sfumature sempre diverse e, sempre meravigliosamente belle.
(Come vorrei fare "Lunghi bagni di tenebre" anch'io...)


Questa vita è un ospedale nel quale ogni malato è preso dal desiderio di mutar letto. Questo vorrebbe soffreire davanti alla stufa, quello crede che guarirebbe accanto alla finestra. Mi pare che starei sempre bene dove non sono; senza posa discuto questo problema del traslcolo con la mia anima.
-Dimmi, anima mia, povera anima infreddolita, cosa diresti se andassimo a stare a Lisbona? Dev'essere caldo laggiù, ti potresti rinvigorire come una lucertola. E' una città sul mare; dicono che è tutta di marmo, che al gente odia talmente il vegetale, che strappa tutti gli alberi. Quello è un paesaggio secondo il tuo gusto; un paesaggio di luce e di minerale, col liquido per rispecchiarli.
La mia anima non risponde.
-Siccome ti piace tanto riposare con lo spettacolo del movimento, vuoi venire a stare in Olanda, beatifica terra? Forse ti divertirai in quel paese di cui spesso fai ammirato l'immagine nei musei. Cosa diresti di Rotterdam, tu che ami le selve di alberi e le navi ormeggiate sotto le case?
La mia anima rimane muta.
-Forse Batavia ti direbbe di più? d'altronde ci troveremmo lo spirito europeo sposato alla bellezza tropicale.
Non una parola. Che sia morta l'anima mia?
-Ti sei dunque ridotta ad un punto di tale torpore da crogiolarti soltanto nel tuo male? Se è così, fuggiamo verso i paesi che sono analogie della Morte. Ecco quanto fa al caso nostro, povera anima! Faremo i bauli per Torneo*. Andiamo più lontano ancora, in fondo in fondo al baltico; ancora più lontano dalla vita, se si può; insalliamoci al polo. Lassù il sole non sfiora che di striscio la terra, e il lento alternarsi della luce e della notte sopprime la varietà e accresce la monotonia, che è la metà del nulla. Lassù potremo fare lunghi bagni di tenebre, intanto che per trastullarci le aurore boreali ci mandreanno ogni tanto i loro fasci rosa, riflessi d'un infernale fuoco d'artifizio! Finalmente l'anima mia scoppia, e saviamente mi grida

-Dove che sia! purechè sia fuori da questo mondo!

04 luglio 2009

Poesie - Catullo

Non so per quale ragione, ma la prima volta che lessi questa poesia di Catullo mi colpì tantissimo, come un pugno sulla bocca dello stomaco, un pugno di quelli che ti tolgono il respiro.
Ogni volta che la leggo e come se mi immedesimassi nello spirito dell'autore, percepissi la sua frustrazione, la sua rabbia, la sua rasegnazione, il suo coraggio, la sua passione... il suo abbandono.
Insomma non sto a fare troppo giri di parole, ve la faccio leggere:

8*

Oh pazzo, basta! Povero Catullo.
Quel che perduto è perduto è perduto.
I tuoi giorni di paradiso li hai avuti
Quando il tuo amore ti diceva vieni
Tu ti preciptavi.
Così amata da te è stata lei
Come nessuna da mai nessuno.
E compivate tutti gli atti d'amore
Quel che volevi tu le non svoleva
I tuoi giorni di paradiso li hai avuti

Ora non vuole più.
Debole cuore, non devi volere più
Neanche tu.
Se ti ha lasciato, lasciala andare.
Perchè vuoi vivere miserabilmente?
Forza sopporta il colpo, non gli cedere!

Amore mio, addio. Catullo è ora insensibile,
Più non ti cerca più non ti supplica
Per un tuo no.
Ma, insupplicata, come soffrirai!
Che sventura la tua, infelice,
E a quale vita vai incontro!
Quale uomo ti cercherà?
Chi puoi amare ancora, di chi sarai l'amante?
A chi i tuoi baci darai a chi la bocca morderai?
Catullo tu resisti, tu non cedere.

*Perdonate qualche errore di battitura, ma ho ricopiato a manina una versione che ho sul cartaceo poichè le traduzioni trovate su internet non mi piacevano affatto.

P.S. Il blog resterà chiuso per l'estate... a presto.