18 settembre 2009

Lacrime

Lacrime, lacrime, lacrime
Nella notte, in solitudine, lacrime,
Sopra la bianca riva goccianti, goccianti, bevute dalla
sabbia,
Lacrime, non una stella, buio e desolazione,
Umide lacrime dagli occhi d' una testa infagottata;
Chi è quel fantsma? quella forma che lacrima nel
buio?
Quella massa confusa, curva, accucciata sulla sabbia?
Che versa lacrime, singhiozza, spasima, soffoca grida
selvagge?
Oh tempesta, fatta carne, che ti sollevi, e corri con
passi rapidi lungo la spiaggia!
Oh furiosa, notturna, cupa bufera - oh come erutti
disperata!
Eh tu, ombra, così composta e dignitosa di giorno, col
volto calmo e il passo regolato,
Come imperversi di notte, quando nessuno ti vede -
oh allora oceano sfrenato
Di lacrime! lacrime! lacrime!

Walt Whitman

17 settembre 2009

In una notte di pioggia...

Perchè, in una notte di furente tempesta, una persona dovrebbe restare ferma ed immobile in mezzo alla strada a riflettere?
Alzare la testa per cercare di cogliere l'attimo in cui una goccia di pioggia si stacca dal cielo per poi colpirti dritto in viso.
Gocce rigonfie di domande, di passione, di sofferenza.
Gocce che ribollono di un sentimento imponderabile.
E' strano restare li fermi, a lasciarsi ferire dalla pioggia, che imperterrita si riversa sull'umore turbato.
Ma il suo effetto non è quello di acquietare o spegnere il fuoco, anzi.
E' una pioggia secca, tagliente e fervente di pensieri ormai noti e risaputi, ma non ancora del tutto chiariti.
Ed è curioso restare inermi per la strada, fino ad arrivare al punto di confondere le gocce di pioggia cocente con le salate lacrime che solcano il viso...

15 settembre 2009

Ai Lettori

Non esiste una cosa chiamata letteratura. Esistono uomini e donne che scrivono libri, uomini e donne che li leggono. Spesso scrittori e lettori si trovano d'accordo nel definire "opere letterarie" alcuni dei testi contenuti nei libri, ma la definizione varia col varirare delle epoche e dei gusti. Anche gli specialisti, i critici, gli storici letterari non sono riusciti fino a oggi a inventare un criterio certo e definitivo per distinguere ciò che è "letterario" da ciò che non lo è. In questo libro definiremo "opere letterarie" testi che un lettore può leggere semplicemente perchè ama leggerli. Non importa se abbiano un' utilità pratica, o che raccontino fatti reali, ma che sappiano commuovere, divertire, emozionare chi li legge. Ci sono opere scritte nel più lontano passato che parlano di un mondo scomparso e propongono idee inguaribilmente invecchiate, ma restano ugualmente giovani e attuali: i lettori di oggi ci trovano personaggi, situazioni, sentimenti che parlano alla loro mente e al loro cuore come se l'antico scrittore fosse un contemporaneo.
Dunque la storia che state per leggere è una storia di libri, e di persone che li hanno scritti e letti.
Insomma, questo manuale è come una mappa o una guida turistica: serve per orientarsi ma non ha nessun valore in sé. Se mi avventuro in un paese che non conosco, una guida mi è preziosa, perchè mi propone degli itinerari, mi consiglia delle soste, mi dà dei riferimenti di spazio e di tempo; ma la semplice lettura delle guida non può certo sostituire il gusto di scoprire con i miei occhi e di percorrere con i miei piedi il territorio che sto esplorando. Il compito di questo libro è quello di accompagnarvi fino alle soglie delle "grandi opere" della letteratura, ma la parte importante del vostro viaggio incomincerà dopo, quando potrete verificare di persona se e in quale misura i libri che i secoli passati ci hanno lasciato in eredità sono vivi e attuali anche per voi.

04 settembre 2009

Any where out of the world

Si potrebbero trarre molti spunti e argomentazioni dalla poesia di Baudelaire che segue: la Morte, l'Irrequietezza dell'anima, l'Attaccamento al dolore...
Ritengo però che ognuno la debba analizzare attraverso la proprio luce il testo, cogliendo quei particolari e quelle sfumature sempre diverse e, sempre meravigliosamente belle.
(Come vorrei fare "Lunghi bagni di tenebre" anch'io...)


Questa vita è un ospedale nel quale ogni malato è preso dal desiderio di mutar letto. Questo vorrebbe soffreire davanti alla stufa, quello crede che guarirebbe accanto alla finestra. Mi pare che starei sempre bene dove non sono; senza posa discuto questo problema del traslcolo con la mia anima.
-Dimmi, anima mia, povera anima infreddolita, cosa diresti se andassimo a stare a Lisbona? Dev'essere caldo laggiù, ti potresti rinvigorire come una lucertola. E' una città sul mare; dicono che è tutta di marmo, che al gente odia talmente il vegetale, che strappa tutti gli alberi. Quello è un paesaggio secondo il tuo gusto; un paesaggio di luce e di minerale, col liquido per rispecchiarli.
La mia anima non risponde.
-Siccome ti piace tanto riposare con lo spettacolo del movimento, vuoi venire a stare in Olanda, beatifica terra? Forse ti divertirai in quel paese di cui spesso fai ammirato l'immagine nei musei. Cosa diresti di Rotterdam, tu che ami le selve di alberi e le navi ormeggiate sotto le case?
La mia anima rimane muta.
-Forse Batavia ti direbbe di più? d'altronde ci troveremmo lo spirito europeo sposato alla bellezza tropicale.
Non una parola. Che sia morta l'anima mia?
-Ti sei dunque ridotta ad un punto di tale torpore da crogiolarti soltanto nel tuo male? Se è così, fuggiamo verso i paesi che sono analogie della Morte. Ecco quanto fa al caso nostro, povera anima! Faremo i bauli per Torneo*. Andiamo più lontano ancora, in fondo in fondo al baltico; ancora più lontano dalla vita, se si può; insalliamoci al polo. Lassù il sole non sfiora che di striscio la terra, e il lento alternarsi della luce e della notte sopprime la varietà e accresce la monotonia, che è la metà del nulla. Lassù potremo fare lunghi bagni di tenebre, intanto che per trastullarci le aurore boreali ci mandreanno ogni tanto i loro fasci rosa, riflessi d'un infernale fuoco d'artifizio! Finalmente l'anima mia scoppia, e saviamente mi grida

-Dove che sia! purechè sia fuori da questo mondo!

13 agosto 2009

Noia

Come vi rapportate con la noia?
Quanto mai spiacevole?
O interessante e produttiva?

Oscar Wilde diceva: "C'è una sola cosa orribile al mondo, un solo peccato imperdonabile: la noia."
Giacomino invece: "La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani."

A chi dare ragione?

Io comunque in pomeriggio di estrema noia Diamantese, ho provato a forografare tutti i murales che coprono le mura della cittadina calabrese.

Et voilà: